Lamentarsi non significa creare qualcosa. Ribellarsi non significa ricostruire. Sbeffeggiare le cose non significa cambiarle. [Palahniuk - Soffocare]
Catching Elephant is a theme by Andy Taylor
Era una ragazza universitaria, ma per quel giorno era diventata una ragazza in carriera. Le era bastato inforcare gli occhiali, tirare su i capelli, e vestirsi con abiti formali e succinti per sembrare una segretaria con i fiocchi. Era appena uscita da uno studio legale, il primo dei tanti che probabilmente avrebbe visto nella sua vita, ma ne era rimasta segnata in modo profondo. Aveva sentito su di sé il peso del lavoro, delle responsabilità, dell’adolescenza che piano piano se ne va, o forse se ne era già andata da un pezzo. Camminava con in mano i suoi documenti, scartoffie da correggere, il suo primo incarico, e sembravano pesarle più del dovuto. Camminava su quei tacchi scomodi senza far caso al mondo che percorreva la stessa strada dal senso opposto. Solo un’istante alzò lo sguardo, e allora lo vide. Era un ragazzo sui venticinque anni, dall’incarnato olivastro. Pensò che doveva stare senz’altro più comodo con quella t-shirt, invece che con quella sua gonna stretta. Pensava che la chitarra che aveva in spalla doveva avere un peso diverso dalle scartoffie che si portava dietro lei. Magari era piacevole, magari era quasi bello.
Lo conosceva, se ne rese conto solo quando le fu abbastanza vicino. Eccome se lo conosceva. Quegli occhi scuri non se li sarebbe mai dimenticati. Quelle mani, non se le sarebbe mai dimenticate. Il ragazzo le passò accanto senza vederla. O magari l’aveva vista ma aveva fatto finta di niente. Fatto sta che lei fu quasi tentata di farlo, di salutarlo, ma non lo fece quando lo vide camminare senza voltarsi, e passare oltre.
Capita a volte, nella vita, di perdersi senza ritrovarsi. Perché i lieto fine appartengono solo ai bei romanzi o ai brutti film. Ma è qualcosa che non esiste davvero, nella vita reale. Dove per ogni cosa che va bene, ce ne sono almeno altre cinque che si perdono per strada. Quindi capita, di perdersi. E non sempre ti ritrovi. Capita che stai mano nella mano con qualcuno e al primo incrocio prendete strade diverse, e la cartina di quel posto non ce l’hai.
Era questa la loro storia? Quella di perdersi senza ritrovarsi mai? Rispose alla domanda voltandosi ad osservarlo di nuovo, ferma in mezzo al marciapiede. Da lì era in grado di vedere solo la sagoma nera di quella chitarra, e all’improvviso le vennero in mente gli altri. Gli altri del gruppo. E lei se ne era andata quando stavano per raggiungere il successo. Era per questo che a volte le capitava di vederli in qualche rivista, di leggere le interviste, e dirsi che dietro a quei ragazzi c’era stata anche lei. Che lei, nel suo piccolo, faceva parte di loro. Le capitava di fermarsi davanti alle vetrine dei negozi di dischi e vedere che il loro primo capolavoro era finalmente in vendita. Era il loro sogno, e non poteva che essere felice. Ma se ne era andata, e sapeva che quella era una realtà dove lei non era più inclusa. Vedeva i suoi migliori amici, e si sentiva un’estranea. Quella mattina, su quel marciapiede, aveva capito di esserlo.
Capita a volte, nella vita, di perdersi senza ritrovarsi. Di sentirsi addosso il peso di un’adolescenza che piano piano se ne va, o forse se ne era già andata da un pezzo.